CENNI STORICI

I primi surfisti, quasi sicuramente sono stati gli Hawaiiani, i cui antichi canti tramandano le diatribe tra nobili famiglie per chi riusciva a stare più a lungo sulla tavola di legno spinta dalla forza dell'oceano. Infatti gli Hawaiiani coniarono un misterioso sistema di leggi chiamato Kapu corrispondente alla parola tahitiana Tapu o taboo. Queste leggi sancivano che certe spiagge e certi tipi di tavole erano riservate per gli alii, una casta ereditaria di nobili Hawaiiani che dominava gli uomini comuni. Il surf faceva parte di queste norme. La parola Hawaiiana per indicare il surf era "he'enalu" termine ricco di significati. La prima metà della parola significherebbe sia il cambiamento dalla sostanza solida in una sostanza liquida, sia correre come un liquido; nalu, la seconda parte può riferirsi al moto d'innalzamento di un onda, il formarsi di un onda o al liquido viscoso sulla faccia di un neonato. L'oceano era simile a un dio (Kanaloa). Quando si preparava una tavola da surf, veniva praticato un rituale per accompagnare la sua creazione e la sua prima entrata in acqua, con il significato di unire l'uomo e il mare. Esse pesavano fino ai 40 Kg ed erano fatte in legno di wili wili o di ula (albero del pane); gli alii usavano tavole della lunghezza dai 14 ai 16 piedi, mentre i cittadini non nobili dovevano avere una tavola dai 10 ai 12 piedi.

Il primo riscontro scritto riguardante il surf, è attribuito a un famoso navigatore inglese: il noto Capitan Cook che, verso il 1770, descrive il divertimento degli Hawaiiani durante le loro cavalcate sulle onde, e il suo stupore quando, a Tahiti vede un indigeno correre velocemente sulla sua canoa spinta solo dalla forza delle onde. Con l'arrivo dei missionari alle isole Hawaii, nei primi anni del 1800, la disciplina andò in declino; i missionari la consideravano come un impulso edonistico, quindi un allontanamento dalla religione Cristiana ignorando, però, quello che il surf significava veramente per la comunità Hawaiiana, cioè un sacrale rapporto uomo/ambiente.Questo periodo coincide con la nuova moda di fare i bagni in mare nata in Europa, Stati Uniti e Australia.

Questo fa si che il surf si espanda velocemente dalle isole Hawaii e Tahitiane in tutto il mondo, grazie al turismo, che privilegia queste zone sempre calde e soleggiate funzionanti come vettore di questo nuovo strabiliante modo di divertirsi tenuto vivo da pochi surfisti irriducibili

Le isole Hawaii quasi furono colonizzate dai nuovi surfisti che dal resto del mondo vi si trasferirono facendole diventare la Mecca del surf moderno.

IL SURF MODERNO

In questi ultimi anni una delle popolazioni sportive in maggior crescita, soprattutto in italia, è appunto quella dei surfisti da onda. Tale disciplina sportiva, è praticata al giorno d'oggi dal preadolescente fino a sportivi di mezza età, accomunati dalla voglia di riscoprire la forza e la meraviglia della natura in tutte le sue diverse forme. Per questo motivo diversi Autori, quasi definiscono il surf da onda non come uno sport, ma come uno stile di vita e processo di apprendimento psicologoco.

Chi non rimane incantato davanti alla "danza delle onde" di un mare apparentemente placido? Molto spesso ci si lascia influenzare dall'idea che il mare, o peggio ancora l'oceano, siano nostri amici: niente di più errato; chi pensava ciò, una volta avuta una esperienza di pericolo, ha imparato a riconoscere i propi limiti, e sicuramente li saprà rispettare in ogni occasione. Questo è il motivo che fà del surf da onda uno sport fisicamente e psichicamente completo, adatto a chiunque voglia ritemprarsi stando all'aria aperta e ai più esuberanti "teen-agers" rendendo tutti consci delle proprie possibilità.

Durante le estati migliaia di ragazzi praticanti il surf da onda affollano le spiagge di tutto il mondo e, in particolar modo, quelle che offrono onde che danno l'opportunità di poter surfare con la massima soddisfazione, riuscendo magari a vedere qualche campione mitico del surf moderno. Queste sono le occasioni da non perdere: poter vedere i "mostri"(le onde oceaniche) surfati dai professionisti.

Quello che, in campo atletico, rende la disciplina più unica che rara, visto che esistono tanti sport simili al surf da onda, è che bisogna comandare il proprio corpo in risposta a condizioni ambientali avverse in continuo cambiamento. Ogni onda è unica, diversa anche se non sembra. Gli atleti che partecipano a una gara ad alti livelli, devono essere pronti a misurarsi con le condizioni del mare, con gli avversari e con se stessi.

Ciò può essere davvero difficile se non si è al massimo della forma fisica. Quello che conta per ottenere un buon risultato è soprattutto la disponibilità dell'atleta a gareggiare, di essere alla ricerca dell'affermazione, di avere quella mentalità vincente, tipica dei campioni di tante altre discipline sportive e frutto di lunghi allenamenti e dedizione allo sport scelto: tali fattori, a seconda delle tensioni accumulate durante il periodo precedente la gara, possono venir meno. Così l'atleta si trova in uno stato ansioso, fenomeno negativo sino a quando non supera un certo livello, in cui, come sappiamo, diventa aggressività o carica positiva che lo spinge a lottare per raggiungere il suo obbiettivo.

PREPARAZIONE PRE-GARA

Molti atleti riescono a contenere l'ansia pregara, ma tanti altri malgrado una buona preparazione, soffre di disturbi ansiogeni. Per combattere l'ansia efficacemente, senza compromettere l'andamento delle competizioni, gli atleti necessitano di un metodo di rilassamento efficace sia dal punto di vista anatomo-strutturale, sia dal punto di vista psicologico. Svariati tipi d'esercizi potranno condizionare lo stato emotivo dell'atleta, così come la condizione muscolare, favorendo l'economia del gesto e la precisione dei movimenti.

Generalmente, gli esercizi consigliati in questi casi, appartengono al gruppo delle tecniche "a mediazione corporea", così definite perché agiscono primariamente sul corpo e, attraverso questo, su tutta l'unità psicomotoria. Esse sono da tempo utilizzate per debellare l'ansia non solo nei campi sportivi ma anche nella vita di tutti i giorni.

Esse regolano il tono muscolare riequilibrando anche la psiche dell'atleta, ottenendo così una maggiore adattabilità del soggetto alle più svariate situazioni. In più migliorano le specifiche capacità sportive, aiutano lo sportivo a controllare l'ansia prima e dopo la gara e favoriscono il recupero psicofisico dopo competizioni particolarmente intense. Oltre i classici esercizi di condizionamento propriocettivo muscolare (stretching specialmente per i muscoli del cingolo scapolo-omerale), le tecniche di preparazione alla competizione che vengono maggiormente utilizzate nello sport del surf da onda, sono la visualizzazione guidata e il training autogeno.

La visualizzazione guidata, aiuta l'atleta a superare con successo le situazioni più difficoltose che si potrebbero presentare durante lo svolgersi della gara. Esse possono essere:

1) riproduttive: l'atleta si pone mentalmente davanti a situazioni difficili già vissute, in modo da riuscire ad avere, una volta che si ripresenta la difficoltà, una soluzione valida per superarla.

2) Creative o spontanee nel caso in cui l'attività di visualizzazione si svolge in modo autonomo, senza l'intervento della volontà, con l'obiettivo di far emergere dall'inconscio immagini utili alla risoluzione di qualche problema.

Le visualizzazioni guidate vere e proprie appartengono al gruppo delle riproduttive. Esse portano a una maggior padronanza del gesto, migliorano la preparazione psicologica alla gara infondendo maggiore sicurezza e aumentano la vigilanza così come l'attenzione. Si basano sui principi che le immagini mentali tendono a suscitare le emozioni e a produrre le condizioni fisiche e gli atti ad esse corrispondenti, che ogni immagine ha in sè un impulso motorio e che ogni movimento richiede una sua immagine che lo preceda.

Gli effetti di una efficace visualizzazione guidata, sono strettamente collegati a una funzione psichica che focalizza la nostra attenzione e le nostre azioni: l'intenzione.

L'intenzione è l'espressione attiva dei nostri desideri, incanalata attraverso i nostri sistemi fisiologici, è ciò che noi desideramo raggiungere. Quando effettuiamo una visualizzazione guidata ci allacciamo a questa spinta interiore e questo ci spinge ad esprimere naturalmente, nella modalità proposta dalla visualizzazione, la forza insita in quel desiderio. In ambito sportivo queste tecniche permettono di prepararsi mentalmente alla gara: possono essere utili immagini di calma, di rilassamento, di vittoria. In genere è però preferibile insistere sulla visualizzazione del gesto. Inoltre queste tecniche migliorano l'esecuzione spontanea di compiti tecnici specifici della disciplina: per esempio la partenza o la scelta della manovra da eseguire. In più, le tecniche di visualizzazione guidata aiutano a memorizzare strategie sportive specifiche, migliorano la motivazione al successo ed esercitano il soggetto all'atto dell'esecuzione sportiva.

Il training autogeno ha come obiettivi principali lo smorzamento del convolgimento emotivo, il che favorisce la concentrazione, il recupero di energie, l'autoregolazione delle funzioni corporee involontarie e il miglioramento delle prestazioni.

Fanno parte del training autogeno diversi esercizi, ma quelli che mi sembrano più adatti ad una preparazione pregara, per favorire l'economia del gesto e la sua precisione, sono il pre-esercizio della calma e l'esercizio del respiro.

Il pre-esercizio della calma rappresenta l'obiettivo finale del training autogeno e, per questo motivo, viene proposto all'inizio della preparazione, quasi per cominciare a entrare in questa dimensione dell'organismo. La calma che ci prefiggiamo di raggiungere, è una naturale espressione dell'organismo, un vissuto che si esprime una volta che ci si sia liberati dei blocchi psicofisici o di tutti quei freni inibitori che ne impediscono una libera e spontanea espressione.

I suddetti esercizi sono da associare alle classiche tecniche di preparazione, prestando particolare attenzione a tenere la calma, la mente vuota e a sentire il respiro che diventa sempre più profondo, producendo quasi uno stato di grazia psicofisica in cui l'atleta raccoglie le energie e le "immagazzina" per farle "esplodere" durante la prestazione atletica. L'importante è che l'atleta riesca a prendere coscienza del proprio ritmo respiratorio ideale, in modo tale di riuscire a sfruttare al meglio le potenzialità di un adeguato atto respiratorio in ogni momento, guadagnando l'economicità del gesto e una migliore coordinazione che in una gara "da onda" sono qualità essenziali. Esse inoltre eliminano contratture ed agitazione al momento della partenza, l'incapacità di sfruttare al massimo le proprie possibilità la difficoltà a compiere i movimenti con flessibilità e leggerezza, e in fine un deficit di concentrazione nel giudicare la situazione, a volte per tali fenomeni può sfuggire anche una vittoria sicura. Altri fattori negativi da combattere con le tecniche esposte sono il nervosismo generalizzato, collegato con stati di insonnia precedente la gara e la cosidetta febbre da competizione.

L'effetto del training autogeno sul miglioramento delle prestazioni sportive non è tanto basato sull'aumento del rendimento, quanto sull'eliminazione di errori e disturbi, che pregiudicano il raggiungimento dell'obiettivo.Tube ride: come potrebbe uscire senza mantenere la calma?

L'esercizio preparatorio praticato dagli antichi Hawaiiani si basava non solo sulla profondità del respiro, della concentrazione e della distensione muscolare, bensì eseguivano una sorta di pulizia mentale che li portava a divenire quasi parte integrante della natura circostante. Rivolgevano così all'oceano un profondo atto quasi religioso di devozione-contemplazione nonché di ringraziamento per le onde della giornata. Una sorta di tecnica di associazione/dissociazione con la quale non si accusa la fatica o i disturbi dell'ambiente esterno, concentrandosi sulle sensazioni corporali come il ritmo respiratorio, il battito cardiaco, le contrazioni muscolari e distraendosi o ricreandosi contemplando il paesaggio e l'ambiente circostante durante la competizione.

Durante il periodo precedente le gare e durante gli allenamenti, dovrebbero essere eseguiti i suddetti esercizi in modo da applicarli quasi automaticamente, e sempre più correttamente, sia per migliorare le prestazioni fisiche, sia per ridurre lo stato d'ansia pre-gara.

A volte comunque, anche solo entrare in acqua e surfare qualche bella onda in una giornata di sole, assieme ai tuoi amici in un bel posto, è un ottima soluzione per alleviare le tensioni e scaricarle divertendosi. Riuscendo a compiere, dopo svariati tentativi, una manovra che non si sarebbe mai pensato di eseguire, aumenta l'autostima, gli insuccessi appaiono meno importanti, si riacquista la fiducia in sé stessi, pronti ad affrontare le difficoltà che il surf, e la stessa vita quotidiana ci propongono.

Referenze del Prof.

Nome : Alberto Del Piano
Nato a Cagliari  il 29-09-74
Peso 74 kg    Posizione regular
Surf trip all'estero: Canarie - Paesi baschi - Francia     trip mentali futuri  : Costa rica

Sin dalla tenera età di 10 anni praticavo windsurf, a 13-14, grazie ai mitici "cocomeri" ho conosciuto il surf, quello vero…Dopo i primi conflitti con le onde, col tempo, ho imparato ad andarci assieme viaggiando e partecipando a diversi eventi e gare come la mitica tappa EPSA a Buggerru, diversi campionati sardi (classificandomi finalmente 1° nel 2000) e un paio di volte agli italiani …

LE GARE SONO FORTUNA / ASTUZIA / FORMA si sà…!

Dopo anni di studi da autodidatta,giovane promessa, rivista & filmatodipendente, ho intrapreso gli studi all' ISEF di Cagliari, dove mi sono diplomato a pieni voti al terzo anno di corso… ora come ora oltre al lavoro in palestra continuo a studiare il surf attraverso libri, riviste e video, comincio a seguire diversi ragazzi che mi hanno chiesto qualche consiglio.. e sto iniziando a seguire un corso di PT (personal trainer) tenuto dall'ISSA a Milano….vorrei infine seguire il corso d'istruttore federale x poter far qualcosa x tutti noi surfisti, sardi e non….

 

 

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